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Пьеса на итальянском языке


Пьеса Акилле Кампаниле "Бедный Пьеро" (Il Povero Piero) Ролей: 9 Полный текст, все реплики и комментарии.

TEATRO MOSCOVIT

Compagnia Teatrale Italiana

Mosca

 

 

 

 

IL POVERO

PIERO

Farsa di Achille Campanile

 

 

 

 

 

Personaggi.

Teresa (vedova di Piero)

La signora Jole (madre di Teresa)

La signora Ridabella (amica di Teresa)

Angelica (la cameriera)

Filippo (il Portiere)

Paolo De Magisti (amico di Piero)

Sig.na Lola Spada (fidanzata di De Magisti)

Due operai

 

 

 

 

 

 

Un salotto finemente ammobiliato, classico, con pezzi di un certo pregio. Un portone centrale, una porta che dà in cucina, una nella camere, una in bagno e un porta finestra per il balcone. Teresa, la madre e la sig.ra Ridabella sono sedute in salotto. Regna una atmosfera di generale silenzio e mestizia. Teresa sospira, consolata dalle altre.

 Jole:            (a Teresa) sei pronta?

Jole:             (chiamando) Angelica!

Angelica:   (entra piangendo) hi…

Teresa:        (alzandosi) perché piangi tu?

Angelica:   perché è morto il signor Piero

Teresa:        sei molto gentile ma ti dispensiamo da queste manifestazioni di solidarietà non richieste

Jole:             Teresa!

Teresa:        mamma, mi urta i nervi questa ragazza con i suoi pianti

Jole:             ma la poverina era affezionata

Teresa:        che affezionata, andiamo! E' in questa casa da pochi giorni, figuriamoci che affetto.

Jole:             ma che fastidio ti dà?

Teresa:        se la vedono piangere, tutti capiranno che Piero è morto. Come si fa a tenere celata al notizia, se c'è una che va in giro con questa maschera di fontana? Capirei se fosse una parente o una di quelle donne di servizio che stanno da anni in una casa.

Jole:             ma vedi per questa gente semplice, un decesso senza lacrime sarebbe una grave mancanza di riguardo. Per essi è una questione di buona educazione.

Teresa:        ma bisogna farle capire che non è così, sradicare questi vecchi pregiudizi dalla mente, dirle che è dispensata dal piangere, e che piuttosto ci farà un segnalato piacere ad astenersi da simili manifestazioni di cordoglio. Siamo intesi?

Angelica:   (si ricompone) si. (riprendendo subito a piangere) hi….

Teresa:        e dagli. Smettila di piangere e vai giù dal portiere a pregarlo di salire un momento. Ma non dirgli che è morto il signor Piero, hai capito?

Angelica:   si. Hiiii….(esce)

Ridabella: perché vuoi fare salire il Portiere?

Teresa:        per non fare sapere a nessuno che è morto Piero.

Ridabella: ma se cominci col dirlo al portiere, stiamo freschi. E' come dirlo a tutti. Non è così che si occulta la presenza di un cadavere.

Teresa:        lo so cara che nei libri polizieschi si usano altri sistemi. Ma qui siamo nella realtà, e al portiere è necessario dirlo sin d'ora. Tra l'altro vedrà le esequie, quindi, almeno a lui, è impossibile farlo sapere ad esequie avvenute. La sua complicità è necessaria, perché dobbiamo dirgli di non dire niente a nessuno, visto che verrà a saperlo in ogni caso.

Angelica    (rientrando ancora in lacrime) signora…

Teresa         e piange! Vuoi finirla di piangere? Tu non c'entri

Ridabella: è fedele poverina, è affezionata. E' un commovente esempio di attaccamento ai padroni, molto raro, di questi tempi.

Teresa:        ma che fedele, è rompiscatole. Che vuoi?

Angelica:   hi…

Teresa:        senti smetti di piangere o ti prendo a schiaffi

Jole:             oh santo cielo! Sarebbe peggio, se la percotessi. Piangerebbe anche per gli schiaffi.

Teresa:        allora se non smette di piangere, la licenzio

Jole:             per carità, piangerebbe anche per il licenziamento. E andrebbe in giro raccontando a tutti il perché.

Teresa:        cosicché dobbiamo subirla. Ci tiene in pugno

Jole:             non possiamo licenziarla che ad esequie avvenute. Su cara, asciugati gli occhi, che volevi dirci?

Angelica:   c'è Filippo

Ridabella: chi è Filippo?

Angelica:   il Portiere

Jole:             spiegati, figlia mia! Te n'esci a dire: c'è Filippo; manco dovessimo sapere tutti che il Portiere si chiama Filippo.

Teresa:        beh, non perdiamo tempo, fallo entrare.

Angelica:   avanti Filippo (ed esce)

Filippo:        buongiorno

Teresa:        buongiorno. Sentite Filippo, mio marito Piero, purtroppo, ci ha lasciati (Filippo rimane impassibile)

Ridabella: forse è sordo. (alzando la voce) il signor Piero è morto!!

Jole:             (ancora più forte) è morto!!!

Teresa:        se strilli così, ti sentiranno tutti

Jole:             tutti meno lui. (prende un foglio, vi scrive sopra e lo mostra a Filippo)

Ridabella: forse non sa leggere (urlando ancora) il signor Piero…

Filippo:        (serafico) ho capito, ho capito. Avevo capito sin da prima. Vedono loro hanno fatto due ipotesi: che io sia sordo e che non sappia leggere. Ma hanno dimenticato che ce n'è una terza: che la cosa non mi faccia né caldo né freddo. Non che la morte del signor Piero mi faccia piacere, anzi. Ma ne ho viste tante io. Sapete quanti inquilini ho in questo palazzo? Duecento. Starei fresco se dovessi commuovermi ogni volta. Oggi ne muore uno, domani ne nasce un altro. Tutto quello che posso fare è andare a chiudere mezzo portone in segno di lutto, vado a farlo.

Jole:             No, non dovete chiudere proprio niente. Vi abbiamo chiamato apposta. Il signor Piero ha dato disposizione affinché la notizia sia data solo ad esequie avvenute, non prima. Perciò nessun segno esteriore, mi raccomando; e non dite niente a nessuno. (Filippo rimane impassibile, Jole prende un pezzo di carta)

Filippo:        ma perché scrive? Avevo capito già. Non vuole che si sappia? E io non dico niente a nessuno, né chiudo mezzo portone, benché mi dispiaccia, glielo dico francamente. Per il povero signor Piero, l'avrei chiuso volentieri. Non so, avere un morto nel palazzo, col portone aperto, mi fa un certo effetto. Comunque non discuto, se la volontà era questa. Ma si vedrà il funerale

Jole:             si vedrà il funerale, ma prima non si deve sapere, mi raccomando

Filippo:        per conto mio, state tranquilla. (si avvia verso la porta poi si gira) povero signor Piero, mi dispiace di non chiudergli mezzo portone

Jole:             non dovete dirlo.

Filippo:        già, scusate (ed esce. Le donne vanno a sedersi. Suonano alla porta, le donne si guardano allarmate, Angelica và verso il portone)

Teresa:        Angelica non aprire, per carità, guarda prima dallo spioncino

Angelica:   (dopo aver guardato) c'è un signore con una signorina

Teresa:        e chi possono essere?

Angelica:   (stringendosi nelle spalle) hanno dei fiori

Jole:             buonanotte, gente che ha saputo. Non aprire!

Ridabella: e se fosse qualcuno delle pompo funebri? (le tre donne si stringono attorno allo spioncino ma solo la signora Ridabella riesce a vedere)

Jole:             (con un filo di voce) beh?

Ridabella  (fa cenno alle altre di seguirla nel salotto) è De Magisti. Con una signorina.

Teresa:        De Magisti?

Ridabella: Parla piano

Jole:             chi è De Magisti?

Teresa:        un amico del povero Piero ma non è mai venuto in casa nostra

Ridabella: avrà saputo e viene per le condoglianze

Teresa:        non credo, e chi avrebbe potuto dirglielo?

Ridabella: eppure è qui, e non era mai venuto

Teresa:        che vuol dire? sapeva che Piero era malato

Ridabella: per forza, sono stati assieme in clinica

Jole:             (alla Ridabella) che faccia aveva?

Ridabella: mah, la solita

Jole:             ma allegra, triste?

Ridabella: piuttosto allegra, m'è sembrato

Teresa:        allora non sa

Jole:             eh, chi lo sa?

Ridabella: ma hanno i fiori

Teresa:        allora sa

Ridabella  non si può dire (le tre donne si avviano come camminando sulle uova verso lo spioncino e si contendono l'osservatorio, facendo ognuna segno alle altre di non fiatare, poi ritornano in salotto).

Teresa:        (ad Angelica) digli che non c'è nessuno. Non lo ricevo. Anzi, non aprire addirittura. Crederà che siamo partiti

Ridabella: un momento. Si fa presto a dire non lo ricevo, ma credo che ti convenga riceverlo

Teresa:        Per carità. Conosce tutti i nostri conoscenti. Se subodora qualcosa, tra mezz'ora tutti sapranno

Ridabella: proprio per questo devi riceverlo. Le ipotesi sono due: o sa o non sa. Se non sa, non glielo faremo capire, ma se sa, devi pregarlo di non dir niente a nessuno.

Teresa:        accidenti a questo seccatore. Ha sempre rotto le uova nel paniere a mio marito. Piero non voleva far sapere che era in clinica e lui capitò nella stessa clinica con la stessa malattia, nella stessa camera. Tutti i suoi amici, che sono anche amici nostri, andando a trovarlo, videro anche Piero.

Ridabella: me ne ricordo. Ma adesso è indispensabile accertarsi se sa o non sa. Perciò bisogna proprio riceverlo.

Teresa:        non insistere. Non voglio assolutamente. Non si apra la porta. Crederanno che non c'è nessuno in casa e se ne andranno

Ridabella: come vuoi. (faccia terrorizzata, poi scoppia in un fragoroso starnuto. Immediata nuova scampanellata)

Teresa:        e va bene. Angelica, va ad aprire.

Ridabella: non bisogna mostrarsi tristi. Forse non sa e capirebbe.

Jole:             ma neppure bisogna mostrarsi allegri. Forse sa e non sarebbe bello

Teresa:        assumiamo una espressione neutra e aspettiamo che parli lui. (Entrano De Magisti e la fidanzata Lola, che ha in mano una voluminosa scatola)

De Magisti:   buongiorno signore

Teresa, Ridabella e Jole: buongiorno (lunga pausa di silenzio imbarazzato)

De Magisti:   (lentamente) agli amici non bisogna nascondere le cattive notizie come le buone nuove (occhiate sgomente delle donne) perciò sono venuto a portarvi la ferale notizia. Poiché mi pare che anche voi la ignoriate

Ridabella: quale?

De Magisti:   Mi sposo! E questa è la vittima (indica Lola)

Ridabella: (sollevata) ma bravi! Rallegramenti, auguri e complimenti. Che bella mogliettina

Lola:           sposiamo domattina

Teresa:        così all'improvviso?

De Magisti:   vi dirò, è una storia un po’ curiosa. Quando ero in clinica, Piero lo sa, dissi a me stesso: se guarisco prometto di sposare una certa signorina con cui c'era da anni un mezzo fidanzamento, senza che mai mi decidessi a convolare a giuste nozze

Jole:             un voto

De Magisti:   precisamente. Sono guarito

Lola:           abbiamo anche un bel bambino di tre anni, un amore di maschietto

Ridabella: di già? Avete fatto presto

Jole:             che vuol dire? Sono cose naturali

De Magisti:   no, no; il bambino l' ho adottato

Jole:             come mai?

De Magisti:   vi dirò, è una storia un po’ curiosa. Tempo fa mi ruppi una gamba in malo modo. Dovevano amputarmela. Io dissi a me stesso: se non me la tagliano, prometto d'adottare un bambino. La gamba si salvò. Capirà, mi serviva.

Jole:             il bambino?

De Magisti:   la gamba

Jole:             lo credo bene

De Magisti:   ma lei non immagina perché la gamba mi serviva in modo particolare.

Jole:             per ballare?

De Magisti:   no, è una storia un po’ curiosa. Una volta che viaggiavo per mare, il bastimento stava per andare a fondo. Se mi salvo, dissi a me stesso, farò ogni giorno quattro chilometri a piedi. Lei capisce che senza una gamba…          

Jole:             immagino. Così lei ogni giorno si fa questa maratona

De Magisti:   non più, da qualche tempo. Perché il bambino adottato si ammalò. Dissi: se guarisce, rinuncio allo svago della passeggiata quotidiana. Il bambino guarì. Ma ora cercherò di riprendere le mie passeggiate

Jole:             e come può farlo?

De Magisti:   ho detto a me stesso: se và a buon fine questa faccenda del matrimonio, prometto di fare ogni giorno due chilometri a piedi. Basta, prima di esporvi lo scopo della nostra visita mi dica una cosa signora Teresa: Piero come sta?

Teresa:        (imbarazzata) la verità? Proprio la verità?

De Magisti:   la sincera verità

Jole:             (intervenendo) non si può lamentare

De Magisti:   come evolvono le sue condizioni?

Ridabella: sono stazionarie           

De Magisti:   beh, l'essenziale è che non peggiori

Jole:             questo è escluso

De Magisti:   sia lodato il cielo. E in questo momento che fa?

Ridabella: riposa

De Magisti:   lo lasci riposare. Che riposi in pace

Jole:             amen (si pente, le altre le lanciano occhiatacce)

De Magisti:   per la colite, ci vogliono pace e proteine, come disse un famoso luminare americano che venne a dircelo in clinica (entra Angelica in lacrime con il the e lo serve)

Lola:           piange?

Ridabella: (pronta) lacrima. Perché in cucina sta pulendo certe cipolle

Lola:           e c'è da piangere per così poco?

Добавлено: 13.05.2012
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